Borgo di Pontemanco

PONTEMANCO – BORGO STORICO

ll piccolo borgo di Pontemanco appartenente al territorio di Due Carrare costituisce uno degli angoli più suggestivi dell’area che si protrae a est dei Colli Euganei, tra il bacino termale e la zona a sud di Padova. Il borgo si raccoglie attorno al suo antico mulino, sviluppatosi già nel XIII secolo lungo le sponde del canale Biancolino dove il tempo sembra essersi fermato e la natura offre scorci incantevoli dove svolgere diverse attività quali bicicletta, corsa, camminate, pic-nic e quant’altro.

La presenza di due “poste” di mulini a Pontemanco è documentata fin dal 1338, nel testamento di Marsilio da Carrara, secondo signore di Padova. Nel 1405 i Veneziani fecero cadere la signoria dei Carraresi e così tutti i loro beni passarono a Venezia. I mulini di Pontemanco, in particolare, furono messi all’asta e acquistati l’anno successivo dai Morosini e Corner. Da qui i mulini accrebbero la loro importanza e il loro numero di ruote, arrivando a 12 nel 1539. Già dalla seconda metà del ‘500 i titolari dei mulini risultano essere la famiglia Pasqualigo e la famiglia Bon, mentre nel 1798 divenne proprietaria la famiglia veneziana Grimani Giustinian. Quest’ultima diede nuovo impulso all’attività di macinazione potenziandola ulteriormente con la costruzione di due nuovi mulini in pietra e la regolazione idraulica del canale. A livello economico, l’attività del mulino non era solo la semplice macinazione del pane, ma creava un’insieme di attività indotte che impiegavano carpentieri, carrettieri, maniscalchi, etc. Dal 1831 Antonio Maria Marcolini ed eredi utilizzano i mulini che poi, con rapido susseguirsi di nuovi acquirenti, continuano la loro attività fino alla cessazione avvenuta nel 1971 perché l’attività industriale ormai era cambiata.Oggi è rimasta solo una ruota e il mulino di destra, acquistato e restaurato nel 2014 da un’importante azienda privata del territorio che ne ha fatto la propria sede di rappresentanza.

Nel borgo spicca Ca’ Pasqualigo Grimani (oggi di proprietà Fortini), eretta dall’omonima famiglia già prima del 1642, nelle forme classiche della casa padronale veneta. In origine il complesso costituiva un tutt’uno con le case a schiera poste a nord del Biancolino che fungevano probabilmente da residenza dei contadini che lavoravano nei fondi della famiglia possidente. Alle dipendenze della villa era anche l’oratorio della Beata Vergine Maria Annuciata, della cui esistenza abbiamo prova già dal 1595. Pur essendo proprietà nobiliare, l’oratorio era pubblico, e cioè accessibile a tutti (dalla strada), nonché provvisto di titolo, altare fisso, reliquie e campane. L’oratorio divenne molto importante nel borgo anche per la mancanza di una chiesa parrocchiale.

Per finire, sul lato destro del Biancolino sorge villa Morandini-Sperandio, altro esempio di villa veneta padronale, un tempo abitata dalla famiglia proprietaria del mulino di fronte.