Abbazia di Santo Stefano

La storia

Dell’abbazia di Santo Stefano oggi è visitabile la splendida chiesa dotata di torre campanaria e affiancata, sul lato meridionale, dalle mura dell’antico cimitero, ultime testimonianze di un più ampio complesso di fabbriche, scomparse tra il 1699 e il 1793. Sul lato settentrionale si stende una piazzetta che riporta, tracciata sulla pavimentazione, la pianta del chiostro. Su di essa si affaccia la canonica, che un tempo era parte dell’antico monastero.L’Abbazia di S. Stefano di Carrara viene fondata nel luglio del 1027 da Litolfo da Carrara (progenitore dell’omonima dinastia). Il monastero, appartenente all’ordine benedettino riformato di Cluny, cresce rigogliosamente tanto da risultare – già nel duecento – uno dei tre maggiori enti della diocesi al punto che all’abate era riservata una cattedra all’Università di Padova, con la carica di Vice-Cancelliere e potere di conferire la laurea.

Dal 1437 l’abbazia fu assegnata dal papa ad un ecclesiastico beneficiario – spesso alto prelato della curia vaticana – che diventava titolare dell’usufrutto. Le sue vaste rendite sono godute da cardinali, oltre che da papi (come Paolo II, di cui resta un grande stemma lapideo nella piazzetta) e da principi regnanti (come Ferdinando I de’ Medici, granduca di Toscana, di cui resta un maestoso camino nella casa canonicale).

La prosperità ha termine nel 1776, quando la Repubblica di Venezia incamera tutti i suoi beni e li mette all’incanto.

Arte

La chiesa nella parte absidale mostra evidenti influssi comacini (stile architettonico proprio della corporazione dei maestri costruttori della zona di Como), conserva tre grandi porzioni dei celeberrimi mosaici (X-XI sec.) di cui era in origine internamente pavimentata.

Sulla parete nord si trova il magnifico mausoleo di Marsilio da Carrara (m. 1338), secondo signore di Padova, opera di Andriolo de Sanctis, mentre nella nicchia dell’altare del Santissimo si trova la Pietà in terracotta (ultimo decennio del Quattrocento), opera di Andrea Briosco detto “il Riccio”. Il bel fonte battesimale (1580) conserva il cartiglio con lo stemma Mediceo.

Il campanile, con i suoi influssi esercali, venne restaurato nel 1293. Esso conserva ancora, nella parete nord, le tracce dell’originario impianto finestrato a monofora-bifora-trifora (successivamente tamponato), e i bacini ceramici sulle arcatelle che ne fanno un unicum in terraferma veneta. Nel chiostro, ora piazzetta, è conservata la vera da pozzo (1335 ca) in pietra scolpita con i cimieri di Marsilio da Carrara.

Posizione