UN LIBRO AL TRAMONTO

Venerdì 31 maggio 2019, alle ore 18.30, presso il Chiostro dell’Abbazia di Santo Stefano a Due Carrare, ultimo appuntamento con “Un libro al tramonto“. FULVIO ERVAS,  presenterà il suo ultimo libro “C’era il mare“. Con l’autore dialogherà Giovanni Ponchio, Presidente del Consorzio Biblioteche Padovane Associate. Al termine dell’incontro aperitivo gratuito (a cura della Pro Loco di Due Carrare e della Cantina Tasinato).
Vendita del libro dell’autrice a cura di Mondadori Bookstore di Albignasego.

Cera-il-mare_webIL LIBRO. Dopo il successo del libro e del film “Finché c’è prosecco c’è speranza”, l’ispettore Stucky torna con un nuovo giallo. Due omicidi, due piste, due città, due casi seguiti in parallelo, l’ispettore Stucky a Treviso, Luana Bertelli a Marghera. Ma un terzo uomo muore a metà strada, e il filo conduttore dei precedenti omicidi porta ad una sola pista. L’alternanza degli scenari, la contrapposizione tra paesaggi solari e situazioni buie contribuisce a rendere questo libro un giallo dolce e graffiante. Stucky interroga banchieri inamidati, mentre a casa lo aspetta un incontro inaspettato. Luana Bertelli la sera va al poligono, e insegna alle donna a sparare. Dovranno lavorare assieme per arrivare al cuore del mistero, annidato nelle pieghe di una città traballante.

ervasL’AUTORE. Fulvio Ervas. Nato a Musile di Piave (VE) il 23 luglio 1955, è laureato in Scienze Agrarie, e attualmente insegna in un istituto d’istruzione superiore a Treviso. Esordisce nel panorama letterario nel 1999, con il racconto “la lotteria”, scritto assieme alla sorella, con la quale pubblicherà anche il libro Succulente. Darà vita in alcune delle sue storie all’ispettore Stucky, attraverso il quale racconterà il panorama in continuo cambiamento del Nord-Est italiano. Uno dei suoi ultimi libri, “Finché c’è prosecco c’è speranza”, è stato recentemente portato sul grande schermo dal regista Antonio Padovan. Nel tempo libero, ama camminare e dedicarsi ai suoi animali, una famiglia in continua crescita.

ABBAZIAIL LUOGO. Dell’abbazia di Santo Stefano oggi è visitabile la splendida chiesa, dotata di torre campanaria e affiancata, sul lato meridionale, dalle mura dell’antico cimitero, ultime testimonianze di un più ampio complesso di fabbriche, scomparse tra il 1699 e il 1793. Sul lato settentrionale si stende una piazzetta che riporta, tracciata sulla pavimentazione, la pianta del chiostro. Su di essa si affaccia la canonica, che un tempo era parte dell’antico monastero. L’Abbazia di S. Stefano di Carrara viene fondata nel luglio del 1027 da Litolfo da Carrara (progenitore dell’omonima dinastia). Il monastero, appartenente all’ordine benedettino riformato di Cluny, cresce rigogliosamente tanto da risultare – già nel duecento – uno dei tre maggiori enti della diocesi al punto che all’abate era riservata una cattedra all’Università di Padova, con la carica di Vice-Cancelliere e potere di conferire la laurea. La prosperità ha termine nel 1776, quando la Repubblica di Venezia incamera tutti i suoi beni e li mette all’incanto.
La chiesa conserva tre grandi porzioni dei celeberrimi mosaici (X-XI sec.) di cui era in origine internamente pavimentata, il magnifico mausoleo di Marsilio da Carrara, secondo signore di Padova, opera di Andriolo de Sanctis, e la Pietà in terracotta, opera di Andrea Briosco detto “il Riccio”.

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