UN LIBRO AL TRAMONTO

Venerdì 17 maggio 2019, alle ore 18.30, presso il Cafè Zhivago a Pontemanco, inizia il ciclo di incontri “Un libro al tramonto“. Ad aprire il programma ci sarà CLAUDIA GRENDENE che presenterà il suo libro d’esordio “Eravamo tutti vivi“. Con l’autrice dialogheranno Gianluca Cappellozza (scrittore) e Lucia Boaretto (professoressa). Al termine dell’incontro aperitivo gratuito (a cura di Cafè Zhivago).
Vendita del libro dell’autrice a cura di Mondadori Bookstore di Albignasego.

eravamo tutti viviIL LIBRO. Un libro vero, doloroso, ma vero. Un libro filosofico, non solo perché ambientato nella facoltà di Filosofia, o perché di tanto in tanto si citano dei filosofi. E’ un romanzo filosofico perché vuole consegnarci un pensiero attraverso una narrazione. I protagonisti falliscono. Un fallimento esistenziale più che materiale. Eravamo tutti vivi mostrando il fallire dell’essere offre una via di fuga, un antidoto allo smarrimento del vivere, ed è proprio questo che fa la filosofia, dà un’alternativa allo smarrimento. Questo romanzo srotola la storia personale di un gruppo di amici. Sette amici, borghesi, e Max un personaggio che ci conquisterà per essere fuori dal coro. Storie di vita tra il 1993 e il 2013, nei vent’anni in cui Padova, l’italia, il mondo cambia. I movimenti di massa, la globalizzazione, gli scontri sugli immigrati. Amori, tradimenti, famiglie, ma sarà proprio al funerale di Max che i personaggi si guarderanno indietro domandandosi: “Cosa abbiamo fatto delle nostre vite?”.

grendeneL’AUTRICE. Nata a Villafranca di Verona nel 1972 ma vive a Padova. E’ laureata in filosofia e attualmente fa la bibliotecaria. Eravamo tutti vivi, romanzo d’esordio, edito da Marsilio, selezione al Premio Comisso, ottima critica e buon successo di pubblico. Si iscrive alla “Bottega di narrazione” di Giulio Mozzi a Milano, nel 2013. E da lì è comincia  il suo percorso da scrittrice.

viviIL LUOGO. Il piccolo borgo di Pontemanco costituisce un suggestivo angolo del Comune di Due Carrare  sviluppatosi già nel XIII secolo lungo le sponde del canale Biancolino. La sua fama è principalmente data dalla presenza di mulini, documentata fin dal 1338. La loro proprietà passò in mano a potenti famiglie veneziane che accrebbero il numero di ruote e conseguente la grandezza del borgo: l’attività del mulino, infatti, non era solo la semplice macinazione del pane, ma creava un’insieme di attività indotte che impiegavano carpentieri, carrettieri, maniscalchi, etc. I mulini funzionarono fino al 1971. Oggi è rimasta solo una ruota e il mulino di destra, acquistato e restaurato nel 2014 da un’importante azienda privata del territorio che ne ha fatto un suggestivo locale che oggi ci ospita: il Cafè Zhivago. Nel borgo spicca inoltre Ca’ Pasqualigo Grimani (oggi di proprietà Fortini), eretta dall’omonima famiglia già prima del 1642, nelle forme classiche della casa padronale veneta alle cui dipendenze vi era  anche l’oratorio della Beata Vergine Maria Annunciata, della cui esistenza abbiamo prova già dal 1595. Pur essendo proprietà nobiliare, l’oratorio era pubblico, e cioè accessibile a tutti (dalla strada), nonché provvisto di titolo, altare fisso, reliquie e campane.

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Un libro al tramonto

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